L’evoluzione stilistica di Vesna Pavan è nell’ultima sua serie, Skin: il soggetto abitualmente raffigurato sulla tela, qui smaterializzata, è incorniciato dal solo telaio. La silhouette dei corpi si astrae in colature sintetiche di smalti densi, plastici e luccicanti. La pelle traduce in forme cromatiche i dress code di nuove eroine pop, alcune più dichiarate altre no. Oltre a labbra stampate sul rosso della carne viva (Lip), c’è l’iconografia della ‘lady vendetta’: una donna bellissima e disperata, forte e coraggiosa, armata e sposa, la Uma Thurman, o Black Mamba, nel capolavoro postmoderno di Quentin Tarantino Kill Bill.

Intenso, violento, fino a essere stridente, oppure pastoso e accecante come una colata di metallo in fusione, il giallo è il più caldo, il più espansivo, il più ardente dei colori, difficile da spegnere e che oltrepassa sempre i limiti nei quali lo si vorrebbe confinare", è il ‘Dizionario dei simboli’ a definire il ruolo di quella pelle gialla usata da Vesna, sulla quale compare il disegno della protagonista Beatrix Kiddo di Tarantino, una moderna Eva Kant, militante di una battaglia tutta personale. Le figure compaiono sui campi cromatici che fanno da sfondo nei lavori Created by Color, ma è in Moving Color che le campiture smettono di suggerire immagini reali e traducono in maniera visiva e tattile l’esperienza estetica del colore che si muove nello spazio: la figurazione svanisce per lasciare forma a un’astrazione libera di respirare e vibrare tra i profili della cornice.

Nella sequenza Moving il colore non ha altra finalità che quella di manifestare se stesso, secondo la stessa teoria del critico Clement Greenberg a proposito dell’ondata cromatica, emotiva e spaziale, proposta dalla corrente della Color-Field Painting americana, ovvero della ‘pittura campo-cromatico’. Ampie zone scoperte, altre dense e piene, sono le miscele duttili di macchie amorfe di colore, non narrative, che conducono l’osservatore in una relazione psico-fisica realizzata attraverso l’assolutezza del colore.

I lavori Skin sono la messa in scena del corpo umano come materia liquida, con sperimentazioni e tecniche pittoriche che guardano alle avanguardie degli anni Cinquanta: le tele cauterizzate di Alberto Burri e il dripping di Pollock, fino all’Espressionismo Astratto degli squarci cromatici di Clyfford Still, cui si aggiunge quel coté più pop, esclusivamente americano, di Claes Oldenburg o Robert Rauschenberg.

(…)Vesna Pavan, nella sua cifra stilistica, ha saputo trovare il connubio di colorate, sfavillanti e paradossali rappresentazioni della donna, in controtendenza a un’arte dichiaratamente algida e impegnata. Graffiante e sfrontata, la sua decifrazione dell’universo femminile sperimenta materiali e tecniche secondo una linea grafica che dà parola al colore e all’immagine, facendo capo al mondo dell’illustrazione e del design, per la loro capacità di essere diretti e immediati

Nel mondo della moda apparenza ed essere si alternano e spesso si confondono, è allora nell’arte che questi due elementi trovano spazio per rilanciare un contraddittorio: l’eterno conflitto tra immagine, cioè la rappresentazione, e il suo contenuto.